Il premier israeliano Bejamin Netanyahu non avrebbe alcuna intenzione di riconsiderare la nomina del suo portavoce, Ran Baratz.
Lo scrive il quotidiano israeliano Jerusalem Post, citando letteralmente il capo del governo che lo ha scritto su Twitter.
"I did not say that I would reconsider the appointment of Dr. Ran Baratz, but rather I said that I would attend to the matter when I returned to Israel".
Non è una gran smentita, e dunque probabilmente non mette la parola fine a una polemica che da un paio di giorni agita le relazioni tra Israele ed Usa.
Nei giorni scorsi infatti si è parlato molto di due post su Facebook della persona che il premier israeliano ha nominato come suo portavoce: Ran Baratz, un docente di filosofia che un anno fa - riferendosi a Kerry e ad uno dei suoi tanti inviti ad Israele a lavorare ad una soluzione per i due Stati - lo apostrofava invitando "qualcuno al Dipartimento di Stato Usa" "guardare il mondo con gli occhi di una persona la cui età mentale sia superiore ai 12 anni", quelli di Kerry, evidentemente.
Qualche mese dopo lo stesso Baratz - alludendo all'accordo degli Usa con l'Iran - scriveva che nelle parole di Obama sull'accordo si sentiva l'eco del moderno antisemitismo.
Ma parliamo di cose scritte mesi fa, quando era un "privato cittadino" che "scherzava" su Facebook, si è difeso Baratz, scusandosi e affermando che ora sa che, con le responsabilità pubbliche che si ritrova, non deve più scherzare così liberamente sui social media.
Il quotidiano La Stampa scrive oggi che Netanyahu si sarebbe "impegnato" con gli Usa a "rivedere" la nomina di Baratz.
Adesso Netanyahu, seppur in modo poco chiaro, smentisce.
Anche se gli ebrei americani lo invitano a liberarsi presto del portavoce.
Dice che aspetterà di tornare dal suo viaggio negli Usa, che inizia lunedì.
Tra l'altro il premier non si limiterà a parlare alla Jewish Federation Usa e all'amico American Enterprise Institute. Andrà anche a parlare presso il "clintoniano" Center for American Progress.
Un pezzo sulla vicenda è anche su Foreign Policy e vale la pena leggerlo. Perché al di là del folklore, il premier israeliano va negli Usa per discutere di aiuti militari, come ha spiegato l'ex inviato Usa Dennis Ross in questa intervista alla National Public Radio.
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