martedì 18 marzo 2014

La Turchia vota a fine mese

Il 30 marzo si terranno in Turchia le elezioni municipali. La campagna elettorale è molto accesa: comizi, manifestazioni elettorali, dibattiti in tv. I giornali, specie quelli europei, ne danno conto soprattutto in relazione agli effetti della rivolta di Gezi Park, anche dopo la morte del quindicenne Berkin Elvan, che Erdogan ha definito un "terrorista proprio durante un comizio elettorale. Ma le analisi - lo scriveva L'Economist già mesi fa - dicono che l'Akp probabilmente vincerà anche questo turno elettorale. E questo perché nonostante gli scandali, "the CHP (il partito repubblicano, ndr) remains weak and divided. Nobody knows just what it stand for, least of all its leaders. The antediluvian far-right Nationalist Action Party is even worse. The country’s Kurds would surely want the AK to remain in charge, because, for all his faults, Mr Erdogan is the first Turkish leader to talk openly to Abdullah Ocalan, the imprisoned Kurdish rebel boss. A ceasefire struck in March is still holding. When Turks next go to the polls they will probably have to choose the lesser evil. That is still likely to be the AK.". 
Un recente paper fatto da  Brookings e dal Center On United States and Europe spiega anche cosa è cambiato in dieci anni di governo Akp: una crescita economica del 230 per cento dal 2002, per cui oggi la Turchia è la diciassettesima economia al mondo. L'inflazione, che era oltre il 28 per cento negli anni 90, era nel 2013 del 7,4 per cento. Il tasso di disoccupazione è sotto il 10 per cento da diversi anni. 
Il paper è molto interessante per capire quel che accade in Turchia, le ragioni della rottura tra l'Akp e il movimento di Gulen, l'impatto del tema "corruzione" nelle elezioni e quello del Movimento di Gezi Park, la dinamica elettorale in occasione del voto locale. E conclude che probabilmente non ci saranno cambiamenti epocali: tutto si giocherà sulla misura della perdita, probabile, dell'Akp, che però non dovrebbe determinare sconvolgimenti.
Da leggere in argomento anche una analisi anche sul sito del Council on Foreign Relations.

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