Il giornale qui di fianco è il Sidney Morning Herald di lunedì 8 agosto. Il titolo di apertura è per una storia di migranti e richiedenti asilo. Sono malesi, e qualche giorno fa il governo australiano aveva annunciato che li avrebbe rimandati indietro. Circa 800 persone, tutti richiedenti asilo, arrivati via mare da Christmas Island, un'isola in mezzo all'oceano indiano, che ospita un centro di accoglienza per immigrati e richiedenti asilo. Il più grande del Paese, per la cronaca. A fine luglio, a Kuala Lumpur, il governo australiano e quello della Malaysia hanno siglato un accordo, prevedeva di trattare i migranti come normali immigranti, di lasciare all'Unhcr il compito di valutare le domande, di limitare a 4000 gli asili concessi da Canberra, e di rimandare a casa gli altri, per scoraggiare altri arrivi. Anche in quel Paese, come nel nostro, il numero di coloro che arrivano via mare non è certo alto. Ma la paura dei boat people colpisce l'Australia, governata da un premier socialdemocratico, come l'Italia. Accordi di questo tipo funzionano poco anche in Australia, comunque. La notizia che il quotidiano mette in prima pagina, infatti, è che una Corte australiana ha bloccato il rimpatrio dei migranti da Christmas Island alla Malaysia. Ieri i primi 16 migranti dovevano partire. Ma il giudice Kenneth Hayne ha ordinato all'aereo di non partire, fino all'esito di una udienza prevista dall'Alta Corte di Canberra per il pomeriggio. Il ricorso all'Alta Corte è stato fatto per violazione dei diritti umani fondamentali. Molti dei migranti sono minori non accompagnati, tra l'altro.
Ecco la stessa notizia su The Age, che offre anche un video, e su The Australian.
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