
| Il ministro degli esteri turco Davutoğlu (nella foto) era pronto per andare a Damasco, con l'intenzione di inviare un messaggio chiaro al regime di Assad. La pazienza turca è finita, avevano fatto sapere i membri dell'esecutivo al vicino. Ma la risposta siriana è stata altrettanto netta: abbiamo noi un messaggio chiaro da inviare: ci aspettiamo da Ankara la condanna dei gruppi terroristici che obera nel Paese. La richiesta di riforme democratiche non è piaciuta a Damasco, e i rapporti tra i due sono decisamente freddi. Il quotidiano Today's Zaman racconta la tensione alla vigilia di una visita annunciata da Erdogan sabato, e che a questo punto potrebbe saltare. Il quotidiano dà voce a diversi studiosi - tra gli altri Veysel Ayhan, esperto del Centro per Middle Eastern Strategic Studies (Orsam) - che dicono che per ora la Turchia non vuole considerare Assad fuori dal potere, e continua a suggerirgli di fare le riforme che possono consentirgli di non cederlo. Secondo il quotidiano ci sono però anche novità nei rapporti tra i due Paesi: l'amicizia tra Damasco e Ankara è stata cementata di recente dall'abbandono del sostegno al PKK curdo-turco da parte di Damasco. Ma un recente rapporto dell'Intelligence turca riferisce che la Siria non sarebbe da tempo un obiettivo degli attacchi armati dei militanti curdi, specie sui campi petroliferi in territorio siriano. La Siria dunque - secondo il rapporto - avrebbe mantenuto rapporti con i gruppi armati curdi. |
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